L’obbligo di restare a casa durante il periodo di lockdown ha gravato notevolmente sulle nostre relazioni sociali e sul nostro umore, e la condizione di disagio è finita senz’altro per esasperare le realtà di quelle persone maggiormente isolate, come anziani senza una famiglia o con parenti residenti in altre città o Paesi. Per questo il nostro Comitato si è attivato fin da subito per introdurre il progetto Telefono Gentile, un servizio che portasse a queste persone, compagnia e conforto “a distanza” , e che nel caso della Signora Carla (nome di fantasia, ndr) si è trasformato in una bellissima amicizia, che è riuscita a superare la barriera del solo “colloquio telefonico” nel momento in cui le condizioni sanitarie l’hanno reso possibile.

Qui di seguito il pensiero di una nostra Volontaria che ha vissuto in prima persona l’incontro con la Signora Carla :

 

“Ci conosciamo per nome e per il timbro della voce. Non ci siamo mai stretti la mano, né osservati il viso e le diverse espressioni durante le conversazioni. Soltanto una linea telefonica ci ha permesso di avvicinarci alle persone, dapprima con titubanza e poi, col tempo, con sempre maggiore familiarità.  Tra i servizi istituiti nel periodo dell’emergenza Covid, il “Telefono gentile”,  nato grazie alle Infermiere Volontarie, mette in campo principalmente l’empatia che favorisce un ascolto “ad occhi chiusi” ed una vicinanza non giudicante.

Così, giorno dopo giorno, abbiamo raccolto storie di vita, preoccupazioni, difficoltà, paure, ma anche condiviso memorie, speranze, desideri… E quando un piccolo sogno riposto in un cassetto vede la luce e si realizza, sprigiona inevitabilmente una gioia comune! Tutto ciò è accaduto  con Carla (nome di fantasia, ndr), una signora ottantaquattrenne interlocutrice del Telefono Gentile.

Tra i ricordi di Carla affioravano spesso i lieti momenti trascorsi nella sua parrocchia, con l’instancabile “don” che organizzava innumerevoli eventi per il gruppo terza età.

Da qualche anno il sacerdote è stato trasferito in un’altra unità pastorale e purtroppo Carla aveva perso ogni contatto.

Noi volontari ci siamo mobilitati per metterci in comunicazione con il prelato e coinvolgerlo nel nostro progetto di accompagnare Carla una domenica mattina ad una celebrazione presso la sua nuova parrocchia. In pochi giorni abbiamo potuto concretizzare il nostro intento, materializzando così il desiderio di Carla che, accanto al suo “don”, sorrideva tra le lacrime e ringraziava tutti senza sosta.

La dolce commozione che tutti abbiamo provato è rimasta a lungo tra noi, anche dopo aver lasciato Carla sul cancello di casa a salutarci con la mano.

Sono queste le emozioni semplici che non si esauriscono e che vorremmo ogni giorno donare e trattenere.”