La medicina mesopotamica - CRI Busto Arsizio

MESOPOTAMIA, LA MEDICINA NELLA TERRA TRA I DUE FIUMI

Le pratiche inerenti questo genere di medicina, forse la più antica, sono arrivate fino a noi grazie alle tavolette cuneiformi della Biblioteca di Assurbanipal, al Codice di Hammurabi e ad altri testi

La medicina mesopotamica è forse la più antica di cui abbiamo testimonianze tangibili. All’incirca coeve di quelle egizie, le pratiche inerenti questo genere di medicina sono arrivate fino ai giorni nostri grazie alle tavolette cuneiformi provenienti dalla Biblioteca di Assurbanipal e da altri siti archeologici, oltre che al Codice di Hammurabi e a svariati altri testi del periodo medio assiro e a quello medio babilonese. All’intero di questi arcaici documenti, la malattia viene sempre intesa come causata da una divinità, vale a dire come conseguenza di colpe commesse dal paziente, di sortilegi o della semplice volontà di uno spirito negativo. I primi testi medici mesopotamici si fanno di norma risalire alle prime dinastie sumere di Ur (2563-2387 a.C. circa) e di Lagash (2494-2342 a.C. circa): al loro interno erano frequenti per lo più informazioni relative a preparati di origine vegetale, mentre pare non sia attestata alcuna rappresentazione figurativa o alcuno studio inerente all’anatomia dello scheletro o del corpo umano.

Nasce la corporazione degli asû: i primi medici

La figura del medico in Mesopotamia iniziò a delinearsi già nel periodo delle prime dinastie sumere (2500-1500 a.C. circa), durante il quale nacque quella che viene chiamata la corporazione degli asû. Questi – considerati dei veri e propri medici – iniziarono a specializzarsi in terapie positive e furono fin da subito identificati sia come guaritori che come veggenti. Inizialmente poco numerosi e concentrati per lo più nelle capitali, questi medici venivano considerati come i depositari del sapere empirico riguardo i trattamenti e, basando le proprie preparazioni mediche sia su conoscenze tramandate dalla tradizione che sull’esperienza diretta, si stimava avessero quella che oggi potremmo chiamare una “preparazione a tutto tondo”. Ben presto, però, alla figura dell’asû finì per affiancarsi anche quella dell’âshipu, il quale – spesso collaborando col medico o sostituendovisi – aveva il compito di “diagnosticare” la natura del disturbo attraverso l’uso di pratiche magiche o addirittura esorcistiche: spettava a lui, insomma, capire se l’origine della malattia fosse dovuta a un peccato commesso dal paziente o, piuttosto, all’accanimento da parte di qualche “spirito”.

La medicina più antica tra scienza, religione e superstizione

Durante il secolo di Hammurabi (XVIII secolo a.C.) nacque a Nippur – già sede del culto del dio sumerico Enlil, signore dell’Universo – un’importante scuola medica dedicata a Gula, dea della Salute. Durante tutta la loro egemonia in Mesopotamia, poi, i Babilonesi tesero a identificare le malattie con i nomi degli dei, nonostante taluni malanni avessero comunque un proprio specifico nome. Tutto questo era dovuto per lo più al fatto che – secondo le credenze popolari – le sofferenze erano causate, come abbiamo visto, da una colpa o da un peccato commessi dal malato che, per queste ragioni, avrebbe finito per scatenare l’ira di una delle divinità di riferimento. Allo stesso modo, però, i malanni avrebbero anche potuto essere scaturiti da qualche sortilegio o maleficio o, ancora, dalla natura maligna di demoni. In un contesto come quello appena descritto, la funzione principale del medico era dunque quella di stabilire l’origine del malessere, analizzando la storia del paziente come quella della sua famiglia (una sorta di anticipazione di quello che nella Grecia Arcaica verrà poi identificato con il tema dell’ereditarietà della colpa). Una volta appurato ciò, dunque, questo particolare antenato dei nostri dottori avrebbe prescritto la cura (dal sortilegio all’unguento al rito magico) considerata più adeguata al caso posto in essere.

Con il Codice di Hammurabi nasce la responsabilità civile e penale dei medici

Volendo passare da una dimensione più “spirituale” a concetti più prettamente “materiali” (se così si vuol dire), in questo frangente risulta interessante ricordare come nel celeberrimo Codice di Hammurabi sia presente la prima vera discussione legale relativa all’imputabilità dei medici che praticano la chirurgia: al suo interno, infatti, il chirurgo veniva di fatto imputato come responsabile per gli errori e gli insuccessi di una data operazione. Unico “inghippo”: dal momento che il Codice riconduceva l’imputabilità al cosiddetto “uso del coltello”, qualunque errore di natura non chirurgica nella cura delle malattie non sarebbe comunque stato penalmente perseguibile. Come in qualunque altro caso, la Legge di Hammurabi prevedeva che – in caso di trasgressione del codex – vi fosse o da pagare un’ammenda o da subire una punizione corporale, la cui entità era direttamente proporzionale al compenso ricevuto dal medico per il successo delle operazioni. A loro volta, successo e pena dipendevano direttamente dallo status del paziente, così che una persona di alto lignaggio che fosse stata guarita avrebbe dovuto pagare il medico 10 monete d’argento, mentre uno schiavo solo 2 monete. Al contempo, però, in caso di morte di una personalità di alto rango il medico avrebbe potuto essere condannato all’amputazione della mano, mentre se a morire fosse stato un servo il risarcimento sarebbe consistito solo nel pagamento al suo padrone del costo per rimpiazzarlo. Nasceva con questo documento un primo esempio di medicina legale con responsabilità civile e penale (addirittura fisica) del medico

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Fonti

  1. “La medicine mesopotamienne”, JMC 11-12, 2008 P. Attinger;

  2. “Le problem du mal : mythologie et theologie”, in Y. Bonnefoy (a cura di), Dictionaire des mythologie, Paris, 1981 J. Bòttero

Fonti iconografiche

  1. Hammurabi’s code, upper half only. The National Library of Medicine (vai alla fonte);

  2. The goddess Gula, known as The Great Physician. From a votive stela erected by Nazi-maruttas. Discovered at susa and now in the Louvre, Paris (vai alla fonte);

  3. A sculpture of Gula, Mesopotamian deity of healing: side view. Photograph (vai alla fonte)

  4. Cartina della Mesopotamia e della Mezzaluna fertile, Wikimedia Commons (vai alla fonte)