La medicina tra i Vichinghi - Croce Rossa Italiana

LA MEDICINA TRA I VICHINGHI

Testimonianze archeologiche provenienti da siti cimiteriali dimostrano che la chirurgia è stata spesso eseguita e a volte anche con successo

Benché spesso mescolata, per non dire confusa, con la magia, quella medica era un’arte molto pratica dai vichinghi. I classici rimedi a base di erbe sembra fossero conosciuti, insieme a piante locali specifiche della regione nordica. I trattamenti medici erano costituiti da incisione, pulizia delle ferite, unzione, bendaggio, re-impostare le ossa rotte, preparazione di rimedi erboristici e ostetricia.

Studi sugli scheletri risalenti al periodo vichingo mostrano evidenti fratture ricomposte sulle costole, sulle ossa delle braccia o delle gambe. Le narrazioni vichinghe forniscono inoltre la prova di arti rotti che sono stati manipolati per consentire alle ossa di saldarsi in modo più soddisfacente.

Agli inizi dell’età Vichinga, la maggior parte della popolazione era costretta fare affidamento sulle proprie conoscenza o su persone locali con speciali abilità. Medici specialisti erano rari. Il malato era messo a riposare in una stanza, mentre la persona sana lo aiutava a prepararsi per la morte. Tuttavia un ferito o malato poteva cercare un guaritore, o læknir, per l’assistenza medica.

La medicina tra i vichinghi

Più tardi, in epoca norrena ( 800-1.110 d.C), sembra ci fossero degli uomini che avessero scelto di praticare la medicina come loro sostentamento. Questi uomini nel tempo acquisirono una reputazione come medici e da essi discesero diverse famiglie di medici.

Testimonianze archeologiche provenienti da siti cimiteriali dimostrano che la chirurgia è stata spesso eseguita e in alcuni casi anche con successo (cioè il paziente ha vissuto per un certo tempo dopo la cura).

Ma la morte non era sempre conseguenza di ferite o traumi legati per lo più ad azioni di guerra, le epidemie erano una piaga terribile. Una fossa comune presso il campo invernale della Grande Armata vichinga a Repton (Inghilterra) suggerisce che la gente là sepolta fosse deceduta a causa di una qualche epidemia. Delle diverse centinaia di individui sepolti, infatti, la maggior parte erano maschi adulti con nessun riferimento a ferite da battaglia.

Resti scheletrici mostrano che comunque alcune persone vivevano fino alla vecchiaia in epoca vichinga, ma mostrano anche che la malattia degenerativa, come la cecità e la sordità, era comune in età avanzata.

Le saghe ci narrano di diversi modi di soccorrere durante una battaglia, ad esempio, gli scudi venivano posati sugli uomini caduti per proteggerli da ulteriori lesioni.

Quando i combattimenti continuavano per molto tempo, poteva essere richiesta una pausa per permettere agli uomini di fasciare le ferite.

Il sangue che sgorgava da una ferita veniva esaminato per determinare l’entità della lesione.

Sia le fonti letterarie che gli studi forensi degli scheletri a noi rimasti mostrano che le persone sopravvivevano a gravi ferite da battaglia e, guarite le ferite, tornavano a combattere di nuovo.

La magia veniva usata per guarire le ferite ricevute in un duello e velocizzare la sua guarigione per esempio arrostendo su una collina vicina il sangue del toro sacrificale e facendo una festa a base di carne di toro per gli elfi che vivono nella collina. La magia poteva anche essere utilizzata per impedire ad una ferita di guarire.

La chirurgia vichinga e i suoi strumenti

Gli strumenti chirurgici erano sostanzialmente gli stessi di oggi, ma più grandi e meno precisi: bisturi, coltelli, pinze, tenaglie, seghe. È improbabile, poi, che gli strumenti di un chirurgo appartenessero sempre ad un kit. È più probabile che se avesse avuto bisogno di dover amputare una gamba, avrebbe chiamato il falegname per la sua sega, o la sarta per i suoi aghi e fili di seta per suturare un taglio. Altri strumenti potrebbero includere ferri per cauterizzare una ferita, il metodo migliore per chiudere una ferita e probabilmente il più devastante per il paziente

I ferri venivano posizionati nel fuoco fino a diventare rosso vivo, la ferita si teneva chiusa con tenaglie e il ferro caldo veniva posto sopra la ferita, rosolando la carne. Senza anestesia, il dolore avrebbe dovuto essere insopportabile, per cui al paziente venivano date forti bevande alcoliche, o piccole quantità di veleno di cicuta o di belladonna. Le urla provenienti dal Lach ‘chirurgico’ dovevano essere suonate assolutamente orrende. Forse al paziente veniva dato qualcosa da stringere tra i denti, ma più spesso, per fortuna, probabilmente sveniva dal dolore.

Anche seppur con dei rischi, questi interventi dovevano aver avuto un certo successo. Una procedura semplice, come il drenaggio di un ascesso, è descritta da Bede: “Mi è stato chiesto di aprire il tumore e drenare la materia velenosa in esso. Ho fatto questo, e per due giorni lei sembrava un po ‘più serena…”

Ci sono anche procedure molto più pericolose. Una ferita allo stomaco, forse da battaglia, viene citata in molti testi. “Se le viscere di qualcuno escono fuori […], bisogna rimettere l’intestino nuovamente dentro l’uomo, e cucire il tutto con la seta”

Come si può costatare anche se in modo molto sommario i tentativi di cura c’erano e talvolta funzionavano.

Ma non bisogna sorprendersi dei mezzi e dei risultati di un popolo allora non molto sviluppato culturalmente inserito in un periodo tardo medioevale (dal 600 al 1.100 dopo Cristo), in quel periodo anche nei paesi dell’occidente europeo la situazione non era molto diversa, ma questa è un’altra storia.

Informazioni su questo articolo

Fonti

  1. Health, Grooming, and Medicine in the Viking Age, internet Archive;

  2. Storia dei vichinghi, Bologna, Odoya, 2009, Logan F. Donald e Giulia Guastalla;

  3. Vikings: Life and Legend, Londra, British Museum Press, 2014 Gareth Williams e Peter Pentz.

Fonti iconografiche

  1. Un amuleto che rappresenta il martello di Thor, trovato in Svezia nel 1877  (vai alla fonte);
  2. Rappresentazione del popolo vichingo. Folio 9v of Miscellany on the Life of St. Edmund (vai alla fonte);
  3. Una delle prime pietre runiche (vai alla fonte).